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Anche l’incidenza migliora e scende a 140 casi ogni 100 mila abitanti. In diminuzione i decessi (31) e i ricoveri. Ancora in sofferenza le terapie intensive
La giovane ha 30 anni, ma quando ha subìto gli abusi ne aveva 16 ed era la migliore amica della figlia di Luciano Scibilia, catturato nei giorni scorsi ai Caraibi ed estradato a Roma
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La vettura è stata rilevata dagli strumenti dei sommozzatori dei vigili del fuoco. Sul posto anche i carabinieri che mercoledì avevano preso la denuncia della compagna di un 45enne che si era allontanato da casa alla Garbatella con una 500 Abarth
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da 13/04/21 a 15/05/21

Piazza di Spagna, Scalinata di Trinità dei Monti

La mostra delle azalee fu allestita per la prima volta, all'inizio degli anni 30, presso il Parco Pubblico di Villa Aldobrandini, per poi essere trasferita nel 1952, sulla scalinata di Trinità dei Monti in Piazza di Spagna.

Loro residenza abituale è il Semenzaio di San Sisto, nei cui vivai da sempre i giardinieri comunali si prendono cura delle essenze appartenenti alla varietà Rododendrum indicum, un’azalea introvabile in commercio, particolarmente adattata al clima romano.

Il tripudio floreale è affidato a circa 250 piante, tradizionalmente bianche (la “Bianca di piazza di Spagna”) e color lilla.

La durata della mostra dipende dalle condizioni metereologiche: un repentino innalzamento della temperatura o un susseguirsi di precipitazioni atmosferiche, accorcerebbe il tempo di fioritura, accelerando il loro rientro nell’antico semenzaio di San Sisto, dove vengono mantenute e curate da esperti giardinieri.  

da 29/04/21 a 12/06/21

MAC Maja Arte Contemporanea

Sinèddoche è la seconda personale dell’artista Angela Maria Piga negli spazi romani della galleria in via di Monserrato 30.Tra gli “animali umanizzati” in mostra, impera il coniglio lunare Yuètù, presente nella cultura dell'Estremo Oriente, e in particolare quella cinese, sin dal IV secolo a.C. (Coniglio d'oro). Nella leggenda buddista, il coniglio viene premiato per la sua generosità dalla divinità induista Śakra, che disegna la sua sagoma sulla luna per ricordarlo a tutti, mentre nella versione cinese è la dea lunare Chang'è che lo trasporta sulla luna, dove Yuètù pesta l'elisir di lunga vita. Ancora oggi in Estremo Oriente il coniglio lunare viene intravisto e osservato sulla superficie del satellite per il fenomeno di pareidolia al plenilunio.La mostra è accompagnata da “Sinèddoche”, una raccolta di poesie che Angela Maria Piga definisce “sonore”, dove la parola esprime un proprio ritmo coreografico mentale e musicale al contempo. La stessa prospettiva di “incompiutezza” ha spinto l’artista ad invertire i ruoli e intervistare lei stessa il critico Ludovico Pratesi, in una originale “intravista” inserita nella pubblicazione.

ANGELA MARIA PIGAScultrice di nazionalità italiana e svizzera, nasce nel 1968 a Roma dove attualmente vive e lavora. Si laurea in Letteratura Francese all'università La Sapienza. Oltre a scrivere narrativa (i romanzi "La sindrome di Salomone", "I re selvatici", il racconto "Il venditore di aria fritta" e la performance teatrale in francese "Motherless Wave"), poesia e articoli su arte per la stampa nazionale e straniera, lavora per quindici anni in una galleria specializzata nell'arte dell'Est Europeo. Fra le mostre a cui contribuisce: Henryk Stazewski, Gyula Július, Orna Ben-Ami, Realismo Socialista Russo, Augustinas Savickas, Horia Bernea, Miklós Erdély, Jaroslaw Kozakiewicz, Haluk Akakçe, János Sugár e Getulio Alviani. Dal 2015 al 2017 vive a Düsseldorf (Germania) dove inizia a realizzare sculture in ceramica e terracotta. A Roma prosegue la sua attività servendosi dello storico Forno Laboratorio Paolelli.Nel 2018 la prima personale alla galleria Maja Arte Contemporanea (Roma). Nel 2019 partecipa alla collettiva “Pezzi unici” alla Galleria Gallerati (Roma).

da 15/04/21 a 22/05/21

Galleria Russo

È Giacomo Balla, punto cardinale dell’arte del ‘900, il protagonista della mostra visibile da giovedì 15 aprile presso la Galleria Russo di Roma. Curata da Fabio Benzi, Giacomo Balla. Dal primo Autoritratto alle Ultime rose offre al pubblico degli studiosi e degli appassionati l’occasione di ripercorrere l’intera carriera dell’artista attraverso una sorprendente galleria di studi preparatori – talvolta inediti - punteggiata da alcune importanti opere definitive. A questi materiali, per lo più direttamente provenienti da Casa Balla e sinora rimasti presso gli eredi, la mostra affida il compito di condurre il visitatore al cuore degli intricati percorsi creativi del grande caposcuola, affiancando incunaboli giovanili, illuminanti bozzetti di capolavori noti e ultime opere.

da 12/04/21 a 31/07/21

Il MACRO presenta Bootlicker Suite, una mostra in realtà aumentata per dispositivi mobili concepita dallo scultore americano Darren Bader. La mostra fa parte della sezione SUPPLEMENTO di Museo per l’Immaginazione Preventiva e si compone di undici sculture che possono essere attivate dal pubblico tramite dei codici QR posizionati su appositi poster disposti all’esterno dell’ingresso principale del museo e in vari luoghi delle città partecipanti, oltre che su una serie di cartoline.

Partendo da Roma il 12 aprile, la mostra migra per l’Italia dal 19 aprile, espandendosi in collaborazione con: Galleria Franco Noero a Torino, MEGA a Milano, bruno a Venezia, Fondazione Morra Greco a Napoli.

Risultato di tre anni di progettazione, le sculture in realtà aumentata che compongono Bootlicker Suite sono state concepite da Bader in seguito al suo incontro con il leggendario artista Scott Mendes, avvenuto nel 2018 a Venezia.

da 15/04/21 a 17/06/21

Galleria Marchetti

In esposizione 25 dipinti, a delineare un percorso attraverso tutta la parabola creativa dell’artista - nato nel 1912 a Mantova e scomparso a Roma nel 1995 - fra ipiù significativi interpreti dell'astrazione europea: dalla figurazione stilizzante dei Comizi, delle Rovine di Varsavia, delle “Venezie”, all’astrazione “informale” dei Reticoli e dei Desertici, alla geniale creazione delle Superfici lunari, alla giocosa “cartografia”di Itinerari e Arcipelaghi, al sontuoso e sensuale luminismo dei Cangianti. Apre il percorso l’opera cronologicamente più precocepresente nell’Archivio Turcato: l’inedito dipinto bifronte del 1928-30, su un lato del quale un giovanissimo Giulio Turcato dipinge un Interno, e sull’altro un Porto. A concludere il percorso, l’ultima opera pittorica di grandi dimensioni di Turcato: Dune, del 1992, la cui straordinaria qualità e raffinatezza testimonia della forza creativa conservata dall’artista fino ai suoi ultimi anni.Prima di questa, la galleria Marchetti aveva dedicato a Turcato personali nel 2008 e nel 2011, e un omaggio in occasione del centenario della nascita nel 2012, all’interno della mostra A partire da Forma 1–Percorsi nell’astrattismo.A cura di S. Pegoraro, con la collaborazione dell’Archivio Giulio Turcato, Roma 

da 04/05/21 a 26/09/21

Museo di Roma - Palazzo Braschi

Le date potrebbero subire variazioni

La mostra rientra nell’ambito delle iniziative che celebrano i centocinquanta anni dalla proclamazione di Roma capitale organizzate dalla Sovrintendenza Capitolina.

L’esposizione, a cura di Federica Pirani, Gloria Raimondi e Flavia Pesci, con la consulenza scientifica del Prof. Vittorio Vidotto e la collaborazione tecnico-scientifica del Dipartimento di Architettura e del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Roma Tre, dell’Archivio della Fondazione Primoli, dell’Istituto Luce–Cinecittà, della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, del Museo Ebraico di Roma, del Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso, della Fondazione Cineteca di Bologna e dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, intende presentare, insieme ai grandi eventi che hanno segnato la storia della nuova capitale dal 1870 fino agli anni del primo conflitto mondiale, anche le profonde trasformazioni fisiche del corpo della città, nelle sue strade, piazze, ville e delle sue componenti sociali. Il percorso è illustrato da opere d’arte, dipinti, sculture, fotografie, materiali documentali e filmici e da apparati multimediali correlati, che concorreranno a offrire al visitatore l’occasione di scoprire o rileggere temi e aspetti noti e meno noti della vita della capitale restituendo suggestioni di esperienze condivise quali sedimento di una memoria collettiva da rinnovare e valorizzare. La mostra presenta una ricchissima selezione di oltre 600 opere e documenti che si dispongono lungo un percorso storico, urbanistico-architettonico, politico e sociale, illustrando la Roma “storica” e i suoi protagonisti (a partire dall’evento traumatico della Breccia di Porta Pia, il 20 settembre 1870), gli scavi archeologici, le demolizioni e ricostruzioni volte a definire il nuovo volto della neonata capitale del Regno e, in proporzione altrettanto significativa, i mutamenti socio-culturali che riguardano politica, arte, commercio, turismo, attività sportive e nuovi passatempi, su cui verrà impostata l’immagine di una città moderna, per giungere alla drammatica cesura rappresentata dalla Prima Guerra Mondiale. La mostra è corredata da un apparato didattico molto accurato e da un catalogo realizzato da De Luca Editori d’Arte che presenta numerosi contributi di storici, archeologi, architetti, storici dell’arte e dello spettacolo. Il catalogo è curato da Federica Pirani, Gloria Raimondi e Flavia Pesci.

da 11/04/21 a 30/05/21

La mostra è rivolta esclusivamente ai bambini dai 7 ai 12 anni che vengono accompagnati da un esperto naturalista alla scoperta di reperti botanici e zoologici in un percorso didattico che approfondisce la coevoluzione tra piante e vertebrati, soprattutto uccelli e mammiferi.

da 01/04/21 a 31/12/21

L’uomo-casa di Joonhong Min, simbolo della pandemia, esposto con la nuova tecnologia della Galleria d’Arte Virtuale Dantebus.

Quarantine Diaries, la mostra dell’artista coreano ritrae uomini trasformati in edifici a causa dell’isolamento forzato.Le 54 opere visibili in pochi minuti con un’avanzata tecnologia, fatta di effetti speciali e 3D, da Dantebus Edizioni, la prima casa Editrice e Galleria D’arte nata da un social network per artisti, con oltre 100.000 iscritti

Un uomo talmente costretto dalle mura della propria casa da diventare esso stesso edificio. Così l’artista coreano Joonhong Min ha rappresentato i mesi della quarantena nella serie Quarantine Diaries. La mostra, patrocinata dall’Istituto Culturale Coreano, utilizza una nuova tecnologia fatta di effetti speciali e tecnologia 3D che ha richiesto più di due anni di lavoro da parte di un team di esperti tra videomaker, grafici e sviluppatori di Dantebus, la prima casa editrice e galleria d’arte nata da un social network per artisti che conta oltre 100.000 iscritti tra scrittori, pittori, fotografi e fumettisti. 

Joonhong Min è un artista coreano, con base a Londra e Seoul. Il suo lavoro riguarda principalmente il disegno e le sculture di edifici della città con l'uso di colori minimi, principalmente in bianco e nero.Min ha studiato alla Slade School of Art, una delle principali istituzioni d'arte nel Regno Unito che promuove l'arte sperimentale orientata. Questo ha fornito a Min un'introduzione ai temi chiave che esplora nel suo lavoro, vale a dire nozioni di successo e avidità. C'è una competizione senza fine tra le persone ossessionate dal successo delle grandi città. Questo coltiva un ambiente volatile e ansioso per Min. La sua composizione metodica delle linee su una superficie piana dipende dal tipo di architettura che varia da un edificio all'altro.

da 10/10/20 a 30/05/21

Museo delle Civiltà - Museo delle arti e tradizioni popolari Lamberto Loria

A Roma per la prima volta una significativa selezione delle immagini in bianco e nero, scattate a Lacedonia (Avellino) nel 1957 da Frank Cancian, noto antropologo americano, figlio di genitori italiani, che ha alternato la sua professione di scienziato sociale con la passione per la fotografia.Le immagini raccontano, con straordinario vigore, la realtà sociale e culturale del paese nel 1957, anno del soggiorno in Italia del giovane studioso all’epoca poco più che ventenne, borsista Fulbright.

da 25/03/21 a 30/04/21

Nell’ambito delle celebrazioni ufficiali dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri un'inedita mostra digitale dal titolo “Dante attraverso l’immaginario artistico di Go Nagai.

La forza evocativa del Manga, mezzo grafico che affascina giovani di tutto il mondo, viene utilizzata in maniera originale e innovativa per riscoprire le parole di Dante.

Nagai ha portato dunque all’attenzione del pubblico non solo giapponese, un universo complesso come quello dantesco, facendo appassionare lettori di manga di tutto il mondo alla Commedia e alla figura di Dante. Una sfida ardita e complessa che l'autore ha condotto con grande successo giungendo a una sintesi di notevole impatto.

In mostra si possono ammirare trenta tavole originali tratte da Mao Dante (1971), Devilman (Debiruman, 1972) e La Divina Commedia (1994) realizzate da Go Nagai.

Il percorso si articola tra la scelta dei più significativi canti danteschi e le più suggestive rappresentazioni visive dell’autore a livello stilistico e narrativo. Un’occasione unica per immergersi nelle tavole di Nagai, conservate negli archivi Dynamic in Giappone, appositamente riportate alla luce per questa eccezionale mostra. La mostra digitale, fruibile gratuitamente  dal sito www.romics.it è accompagnata da un incontro speciale, che prevede la partecipazione da remoto dei curatori  della mostra, Sabrina Perucca, Direttore Artistico di Romics, Enrico Fornaroli, storico ed esperto di fumetti e manga, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna fino al 2020 e del maestro Go Nagai, che ha l'obiettivo di celebrare il suo lavoro e la sua opera di diffusione attraverso il manga dell’opera Dantesca verso i giovani di tutto il mondo.

La mostra è realizzata da Romics – Festival Internazionale del Fumetto Animazione Cinema e Games, con il sostegno del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei settecentoanni dalla morte di Dante Alighieri e in collaborazione con Dynamic Production

da 16/04/21 a 15/07/21

Rhinoceros Gallery

Progetto fotografico EverAfter di Claudia Roggee e installazione multimediale DANTE. In a private dream of Raffaele Curi

Un Inferno radioattivo e un Paradiso abbagliante, monumentali visioni in cui si affastellano decine di figure, musica elettronica e le miniature quattrocentesche di Giovanni di Paolo, temi ecologici e un percorso attraverso parole sconosciute o che crediamo di conoscere alla scoperta della bellezza della lingua che parliamo.

da 27/04/21 a 05/09/21

Museo di Roma in Trastevere

Le date potrebbero subire variazioni

Il senso di questa esposizione è una rivisitazione personale e poetica della città, che Becchetti mette in atto attraverso gran parte della produzione dedicata dal fotografo alla capitale, evidenziando l’unicità di una città contraddittoria e complessa.

"Attraverso l’obiettivo delle mie Pentax osservai una città in tellurico sconvolgimento sociale... antropologico, segnata da un’ansia di rinnovamento capace di spaccare la gerarchia fossilizzata dalle classi sociali e di cancellare…un’antica idea di sudditanza... È in quegli anni che ho potuto conoscere e fotografare a Roma molti tra i più importanti protagonisti del mondo artistico e culturale, italiano e internazionale, dell’epoca quali Ungaretti, Borges, Pasolini, Penna, Hitchcock, de Chirico per citarne alcuni"

Lo sguardo di Becchetti sulla città, che repentinamente cambia volto, si sofferma su dettagli e particolari che la rendono unica non solo per la sua antica e indubbia bellezza: scorci e visioni personali di luoghi narrano con ironia e affetto le trasformazioni di un territorio e dei suoi abitanti. I personaggi che la abitano o e le personalità che vi soggiornano per brevi o lunghi periodi, ne assorbono il clima e le suggestioni diventano testimoni del genius loci romano; siano ripresi ai margini della città tra le nuove borgate e le antiche mura, o immortalati nelle stanze austere dei vecchi e storici palazzi, o tra i quadri d’autore e le tappezzerie delle abitazioni borghesi. La mostra evidenzia, quindi, l’importanza e il ruolo fondamentale degli archivi fotografici, sia privati, sia pubblici, nel ricostruire la memoria di un territorio dal punto di vista storico, sociale e soprattutto culturale.

da 13/04/21 a 28/05/21

Richter Fine Art

Luca Grechi torna ad abitare gli spazi della Richter Fine Art con una mostra personale dal titolo Mi frulla in testa un’isola.

In questa occasione l’artista mette in mostra delle opere di grande formato, 190 x 150 cm, formato con cui Grechi si confronta dal 2015. I lavori pittorici segnano i passaggi della ricerca dell’artista dal 2019 ad oggi riguardo il segno, la stratificazione e l’essenziale.

Il percorso mostra è accompagnato da un testo di Marco Deserto dal titolo “Chi più di una stella sta…là”. Un dialogo surreale tra i due artisti in cui si descrive uno scenario futuribile, spaziando dalla politica, alle arti e la scienza.

Luca Grechi (1985, Grosseto) vive e lavora a Roma. Tra le mostre personali più recenti: Apparire, (Galleria Richter Fine Art, Roma, 2019) C’è una volta, testi di I.Vitale e F.Angelucci (Galleria Richter Fine Art, 2017, Roma) Infinito, a cura di D.Sarchioni (Galleria La Linea, 2016, Montalcino) Un sasso sul mare #2, a cura di I.Vitale (Sala Santa Rita, 2016, Roma) Sinkhole, a cura di I.Vitale (Galleria Artothèque de Rome, Roma, 2013). Tra le mostre collettive più recenti: Due quadri e un tavolo (Galleria Richter Fine Art, Roma, 2020),  Futuro Primitivo, a cura di S.Sagliocco (Palazzo Storico Comunale, Montalcino) Sottobosco, a cura di A.Tolve (Muzeul National de Arta, Cluj-Napoca.2018) It Was not me, (Wonder-Liebert, 2018, Parigi) Forever Never Comes, a cura di L.Simeoni (Museo Archeologico della Maremma, 2017, Grosseto) Undisclosed Stories, a cura di D.Sarchioni e M.C.Monaci (Palazzo Collacchioni, 2017, Capalbio)  Giovane Paesaggio, a cura di I.Vitale (La Nube di Oort, 2017, Roma) Non amo che le rose che non colsi, a cura di S.Verini (Galleria Richter Fine Art, 2016, Roma) Asyndeton, a cura di F.Paludetto (Castello di Rivara, 2016, Rivara, Torino) L’Uomo, Il Suono, La Natura, a cura di D.Sarchioni (Terravecchia, 2016, Campania) Premio Lissone, a cura di A.Zanchetta ( MAC, 2016, Lissone) I Materiali della pittura, a cura di D.Sarchioni  (Il Frantoio, 2016, Capalbio) Iconologia Onirica, a cura di I.Vitale (Galleria La Linea, 2015, Montalcino), The Grass Grows,a cura di L.Simeoni (Basel, 2014).

da 24/03/21 a 13/06/21

Grazie alla collaborazione con il Comune di Roma, l’opera Golden Visa, composta da 10 manifesti, è installata in 250 dispositivi pubblicitari della città, dal centro alla periferia, da via delle Botteghe Oscure al Colosseo, da largo Brancaccio a via Panama, da via Appia a Viale San Paolo, da via Aurelia Antica a Lungotevere Flaminio, da Viale Palmiro Togliatti a via Prati Fiscali, da Viale Jonio a via Vasco de Gama.Copiando la struttura iconografica di una campagna pubblicitaria, l’artista in Golden Visa modifica il significato originale con l’inserimento di messaggi che ne cortocircuitano la lettura. Si tratta di una manipolazione verbo-visiva per mostrare le contraddizioni esistenti tra la realtà della migrazione e la sua rappresentazione mediatica. Un’operazione di sabotaggio nei confronti degli stereotipi visivi relazionati alla pubblicità, ai mezzi di comunicazione e ai sistemi bancari.Passeggiando sul Gianicolo, ci si può affacciare dalla terrazza di San Pietro in Montorio ammirando l’opera Icarus (1994-2020), una raffinata ed ironica lettura del paesaggio contemporaneo installata sotto forma di segnale urbano sulla piazza davanti l’Accademia dove si può godere della splendida vista sulla città.Icarus è una rilettura contemporanea del quadro omonimo di Peter Brueghel il Vecchio (1554-1555) e, come nella maggior parte dei lavori di López Cuenca, anche qui l’ironia è latente e subliminale. Come nel quadro di Brueghel, che dà il titolo a quest’opera, il paesaggio è più importante del mito: infatti Icaro è oramai sparito del tutto davanti alla spinta del paesaggio contemporaneo, un paesaggio definitivamente antropizzato e urbanizzato. L’opera di López Cuenca diventa così metafora della disumanizzazione che ha portato con sé l’incontrollato intervento umano nel paesaggio.Initiativa legata alla  mostra A quel paese, prima retrospettiva in Italia dell’artista Rogelio López Cuenca, a cura di Anna Cestelli Guidi, all'Accademia di Spagna, temporaneneamente sospesa  Per informazioni vedi:www.accademiaspagna.org/a-quel-paese-rogelio-lopez-cuenca/?lang=it

da 27/05/21 a 14/11/21

Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale

Le date potrebbero subire variazioni

In mostra oltre 150 opere tra dipinti, sculture, grafica, fotografia, film d’arte e sperimentali, video e installazioni, di cui molte mai esposte prima o non esposte da lungo tempo.

Il titolo della mostra, citazione del film del 1978 diretto da Marco Ferreri, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 31º Festival di Cannes, è da intendere come addio, abbandono, superamento di un modo di essere, di pensare e di rappresentare l’uomo del XIX-XXI secolo, tradotto dal linguaggio dell’arte. La mostra mette in luce il cambiamento del ruolo dell’uomo nella società contemporanea e l’influenza che questo cambiamento ha avuto sulle arti, in particolare dalla seconda metà degli anni Sessanta fino al presente periodo post-ideologico e di gender-fluid, nel quasi totale assorbimento di una nuova ridefinizione di ruoli, corrispondenze e senso dell’uomo d’oggi. L'esposizione va perciò oltre una semplicistica e monolitica concezione di “mascolinità”, evidenziando le problematiche e i contrasti interni alla costruzione “plurale” dell’arte relativa alla figura maschile. ARTISTI IN MOSTRA Claudio Abate, Franco Angeli, Giacomo Balla, Gianfranco Baruchello, Dino Basaldella, Mirella Bentivoglio, Tomaso Binga, Luigi Bistolfi, Alighiero Boetti, Giuseppe Capogrossi, Lisetta Carmi, Felice Carena, Carlo Carrà, Elisabetta Catalano, Claudio Cintoli, Vittorio Matteo Corcos, Tim Davis, Giorgio de Chirico, Gino De Dominicis, Agnese De Donato, Willem De Kooning, Ercole Drei, Shepard Fairey/Obey the Giant, Tano Festa, Rosa Foschi, Vincenzo Gemito, Franco Gentilini, Gilbert & George, Guerrila Girls, Alberto Grifi, Renato Guttuso, Camillo Innocenti, Guglielmo Janni, Mark Jenkins, Mimmo Jodice, Carlo Levi, Sergio Lombardo, Urs Luthi, Renato Mambor, Carlo Maria Mariani, Arturo Martini, Titina Maselli, Yasumasa Morimura, Ugo Nespolo, Luigi Ontani, Pax Paloscia, Pino Pascali, Luca Maria Patella, Anders Petersen, Lamberto Pignotti, Michelangelo Pistoletto, Toti Scialoja, Mario Schifano, Scipione, Gino Severini, Giovanni Stradone, Cesare Tacchi, Tato e altri. A corollario della mostra una rassegna di film d’arte intitolata «UN SUPERMASCHIO», dedicata al cinema sperimentale italiano degli anni Sessanta-Settanta, attraverso il quale s’intende indagare il “super-Io” filmico maschile di questo periodo. Il titolo, infatti, è diretta citazione di un romanzo, diventato poi un soggetto cinematografico mai terminato, di Alfred Jarry (Le Surmâle, roman moderne, 1902), a suo volta apertamente citato da un film d’arte di Ugo Nespolo (Un Supermaschio, 1975-76), dedicato al tema dell’uomo – il superuomo appunto – dedito alla sua diversità, anche quella d’amare, rispetto alla civiltà occidentale borghese.

12/05/21

Appuntamento online a cura di Simonetta Serra.

Rinvenuto nel 1866 ad opera di un cercatore di antichità e del suo "socio capitalista", l'Excubitorium della VII coorte dei vigili del fuoco venne immediatamente identificato grazie ai circa 100 graffiti incisi sull'intonaco delle sue pareti che ricordavano il nome del monumento e gli addetti al servizio. Un mosaico a soggetto marino decorava il pavimento e affreschi ricoprivano le pareti. Di tutto questo splendore oggi purtroppo resta pochissimo. Con l'aiuto di foto d'epoca e delle notizie conservate in archivio, cercheremo di ricostruire la storia del monumento e del corpo dei vigili chiamato al gravoso lavoro di difendere Roma dal più grande di tutti i pericoli: il fuoco.

19/05/21

Appuntamento online a cura di Marina Marcelli.

Rinvenuto casualmente nel 1917, il sepolcreto costituisce il settore più vasto e meglio conservato della necropoli che affiancava la via Ostiense tra l'età repubblicana e la costruzione della basilica dedicata all'apostolo Paolo da parte di Costantino.Ad oltre un secolo dalla scoperta la Sovrintendenza Capitolina ha intrapreso nell'area diversi progetti di ricerca in collaborazione con istituti italiani ed internazionali, volti all'approfondimento di specifiche tematiche: lo studio della popolazione e dei rituali funerari attraverso l'analisi dei resti antropologici e archeologici, il contesto geologico e i fattori di rischio naturale e le problematiche conservative delle pitture parietali delle tombe.

26/05/21

Appuntamento online a cura di Carlo Persiani.

Il sepolcro di Largo Talamo è stato trovato nel 1935 all’angolo tra via dello Scalo S. Lorenzo e via dei Sardi, a circa 5 metri di profondità. Il monumento risale al I secolo d.C. ed era posto lungo l’antica via Collatina, che iniziava a Porta Tiburtina ed è ancora riconoscibile all’interno del quartiere di S. Lorenzo nella diagonale di Via dei Falisci – Largo degli Osci – via degli Apuli. I grandi blocchi di travertino del rivestimento racchiudevano una camera circolare in opera reticolata coperta in origine da una cupola su pulvini sostenuti da pilastri. Due iscrizioni incise sulla fronte riportano le dimensioni del monumento: IN AGR(O) P(EDES) XX e IN FR(ONS) P(EDES) XXXII, da leggere come: profondità 20 piedi, fronte 32 piedi. Sotto le iscrizioni corre una panchina decorata con fasce terminanti in zampe di leone. All’interno, nel pavimento di terra si apriva un pozzo profondo quasi 8 metri completo di cornice in travertino priva di chiusino.  La parete era rivestita d’intonaco bianco con motivi floreali. Al centro delle rientranze tra i pilastri si trovavano nicchie contenenti due olle funerarie e uno scheletro.La camera fu trovata completamente interrata per un cambiamento del livello stradale avvenuto nel III secolo dopo Cristo. Un dipinto di Odoardo Ferretti riproduce uno scorcio della decorazione, andata perduta con lo smontaggio del monumento. Tra gli oggetti recuperati nello scavo spicca una piccola ara con un’iscrizione dedicatoria della famiglia Pomponia, probabilmente proprietaria del sepolcro. Il 19 luglio del 1943 il sepolcro fu colpito nel bombardamento di S. Lorenzo e nel dopoguerra fu rimontato, sebbene molto danneggiato, nella forma in cui lo vediamo oggi.

05/05/21

Appuntamento online a cura di Francesco Maria Cifarelli.

Un acquedotto romano completamente in funzione! È questa l’incredibile sorpresa venuta fuori da un lungo e complesso lavoro di esplorazioni speleo-archeologiche effettuato all’interno dell’acquedotto Traiano- Paolo dalla Sovrintendenza Capitolina, assieme ad ACEA a due associazioni quali il Gruppo Speleo-Archeologico Vespertilio e Roma Sotterranea. Grazie a un grande impegno di documentazione e studio siamo oggi in grado di condurvi in una suggestiva passeggiata “virtuale” all’interno dei condotti traianei ancora, incredibilmente, in funzione. Seguendo l’acqua dalle prime camere di presa situate attorno al lago di Bracciano fino al Fontanone del Gianicolo a Roma, potremo via via soffermarci sulle molte e ingegnose soluzioni escogitate dagli ingegneri idraulici di età romana nella costruzione di questa spettacolare macchina giuntaci ancora attiva dall’antichità.

 

30/05/21

Chiesa Santa Maria dell'Anima

Santa Maria dell'Anima, una chiesa dove l'arte del '500 trionfa in tutto il suo fulgore. La facciata di Giuliano da Sangallo dove troneggia una composizione scultorea, capolavoro del Sansovino non ci prepara all'esuberanza interna. La chiesa, nata come ospizio per i tedeschi presenti a Roma, ci ricorda la sua origine per la tipologia "nordica" ovvero ad hallenkirche  “chiesa a sala”, e per la committenza delle varie cappelle dove grandi personaggi tedeschi ne condizionano l'iconografia. Gli artisti invece, tutti italiani attivi nella Roma papale, mostrano la loro vena artistica impregnata ormai di manierismo. Siamo negli anni in cui si sta preparando la riforma protestante e il suo promotore, Lutero, è appunto tedesco! Esiste un nesso a tutto ciò? Lo scopriremo!

22/05/21

Parco della Caffarella

Il Parco della Caffarella, che prende il nome da una nota famiglia romana, si dispiega tra la via Latina e la via Appia, in una valle verdeggiante che gli antichi romani scelsero per le loro ville e naturalmente sepolcri. Una bella passeggiata nel verde accompagnati da un archeologo che ci racconta la storia ma anche le leggende, alcune alimentate dalla presenza del fiume Almone che era ritenuto sacro.